Ti hanno rifiutato un prestito? Succede più spesso di quanto pensi e quasi mai è una porta chiusa per sempre. Prima di ripresentare la domanda, però, conviene capire perché è arrivato il no: riprovare subito, con la stessa situazione, porta quasi sempre a un nuovo rifiuto.
In questa guida trovi i motivi più comuni, quanto tempo aspettare prima di riprovare e cosa fare, in concreto, per presentarti la volta successiva con più possibilità di approvazione.
Banche e finanziarie valutano il tuo profilo prima di concedere un finanziamento. Questi sono i motivi che incontriamo più spesso:
Se il rifiuto dipende da quello che il finanziatore ha trovato in una banca dati, la legge (art. 125 del Testo Unico Bancario) lo obbliga a dirtelo subito e gratuitamente, indicando anche quale banca dati ha consultato. Chiedilo: è il punto di partenza per capire cosa sistemare.
Puoi anche controllare tu stesso la tua posizione, gratis, chiedendo la visura ai principali sistemi di informazioni creditizie (CRIF, Experian, CTC) e, se hai esposizioni importanti, alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Così vedi esattamente cosa vedono i finanziatori.
Non esiste un’attesa valida per tutti: dipende da cosa ha causato il rifiuto. Ci sono però dei tempi precisi da conoscere, fissati dal codice di condotta dei sistemi di informazioni creditizie.
Una domanda di prestito resta visibile nelle banche dati mentre è in valutazione, fino a un massimo di 180 giorni. Quando viene rifiutata, o quando rinunci, l’informazione resta registrata per 30 giorni dall’aggiornamento che la registra, che avviene una volta al mese. In pratica, dopo uno o due mesi il rifiuto non è più visibile agli altri finanziatori.
Aspettare che scada il rifiuto serve a poco se il motivo è ancora lì. Se la rata era troppo alta per il tuo reddito, il tempo da solo non cambia nulla: serve rivedere importo e durata, o chiudere prima qualche finanziamento. Se invece hai una segnalazione per ritardi, regolarizzare i pagamenti è il primo passo e fa partire il conto dei mesi.
Un rifiuto è anche un’indicazione utile: ti dice cosa sistemare prima di riprovare. Ecco da dove partire.
Sono le due situazioni in cui un rifiuto è più frequente, ma non per questo senza soluzione. Ne parliamo nel dettaglio nelle pagine dedicate ai prestiti per segnalati CRIF, ai prestiti per cattivi pagatori e ai prestiti per lavoratori a tempo determinato.
Un prestito rifiutato non è un giudizio definitivo. Capisci il motivo, chiedi quale banca dati è stata consultata, sistema ciò che ha pesato di più e ripresenta la domanda quando la situazione è davvero cambiata, non prima.
Se vuoi capire da dove ripartire, raccontaci la tua situazione: ti diciamo con chiarezza cosa è possibile fare, con rata, durata e TAEG chiari prima della firma. La consulenza è gratuita e senza impegno. Richiedi un preventivo oppure contattaci.
La richiesta rifiutata resta visibile nelle banche dati per 30 giorni dall’aggiornamento mensile che la registra, quindi per uno o due mesi. Conviene però riprovare solo dopo aver risolto il motivo del rifiuto.
Sì. Se il rifiuto si basa su una banca dati, il finanziatore deve dirtelo subito e gratuitamente, indicando quale ha consultato. Puoi anche chiedere gratis la visura della tua posizione a CRIF, Experian e CTC.
No. Una domanda rifiutata non è una segnalazione di mancato pagamento: indica solo che hai chiesto un finanziamento e non è stato concesso. Molte richieste ravvicinate, però, possono pesare sulla valutazione.
In molti casi sì: per dipendenti e pensionati la cessione del quinto è spesso accessibile anche dopo un rifiuto, perché la rata viene trattenuta alla fonte. Ogni richiesta resta comunque soggetta alla valutazione del finanziatore.