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Prestito rifiutato: dopo quanto riprovare e quali sono i motivi

Uomo preoccupato alla scrivania dopo il rifiuto di un prestito

Ti hanno rifiutato un prestito? Succede più spesso di quanto pensi e quasi mai è una porta chiusa per sempre. Prima di ripresentare la domanda, però, conviene capire perché è arrivato il no: riprovare subito, con la stessa situazione, porta quasi sempre a un nuovo rifiuto.

In questa guida trovi i motivi più comuni, quanto tempo aspettare prima di riprovare e cosa fare, in concreto, per presentarti la volta successiva con più possibilità di approvazione.

Perché un prestito viene rifiutato

Banche e finanziarie valutano il tuo profilo prima di concedere un finanziamento. Questi sono i motivi che incontriamo più spesso:

  • Segnalazioni nelle banche dati. Ritardi nei pagamenti, rate saltate o debiti non saldati restano registrati nei sistemi di informazioni creditizie, come CRIF, e pesano sulla tua affidabilità.
  • Reddito non sufficiente per la rata. Il finanziatore verifica quanta parte del tuo reddito va già in rate e spese fisse. Se la nuova rata porta il totale troppo in alto, la domanda viene respinta.
  • Troppi finanziamenti in corso. Più prestiti attivi, anche piccoli, riducono lo spazio per una nuova rata e fanno apparire la richiesta più rischiosa.
  • Contratto di lavoro considerato poco stabile. Con un contratto a termine o un lavoro recente alcuni prestiti diventano più difficili: la durata del finanziamento, per esempio, non può superare quella del contratto.
  • Nessuna storia creditizia. Se non hai mai avuto un finanziamento, il finanziatore ha poche informazioni per valutarti.
  • Troppe richieste ravvicinate. Ogni domanda viene registrata nelle banche dati: tante richieste in poche settimane fanno pensare a una situazione di difficoltà.
  • Importo o durata non adatti. Una cifra troppo alta rispetto al reddito, o una durata troppo breve che rende la rata pesante, bastano a far scattare il no.
  • Documenti incompleti o dati non coerenti. Buste paga mancanti o informazioni che non tornano rallentano la pratica e possono portare al rifiuto.

Hai il diritto di sapere perché

Se il rifiuto dipende da quello che il finanziatore ha trovato in una banca dati, la legge (art. 125 del Testo Unico Bancario) lo obbliga a dirtelo subito e gratuitamente, indicando anche quale banca dati ha consultato. Chiedilo: è il punto di partenza per capire cosa sistemare.

Puoi anche controllare tu stesso la tua posizione, gratis, chiedendo la visura ai principali sistemi di informazioni creditizie (CRIF, Experian, CTC) e, se hai esposizioni importanti, alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Così vedi esattamente cosa vedono i finanziatori.

Dopo quanto tempo puoi riprovare

Non esiste un’attesa valida per tutti: dipende da cosa ha causato il rifiuto. Ci sono però dei tempi precisi da conoscere, fissati dal codice di condotta dei sistemi di informazioni creditizie.

La richiesta rifiutata

Una domanda di prestito resta visibile nelle banche dati mentre è in valutazione, fino a un massimo di 180 giorni. Quando viene rifiutata, o quando rinunci, l’informazione resta registrata per 30 giorni dall’aggiornamento che la registra, che avviene una volta al mese. In pratica, dopo uno o due mesi il rifiuto non è più visibile agli altri finanziatori.

I ritardi di pagamento

  • ritardi di una o due rate poi regolarizzati: visibili per 12 mesi dalla regolarizzazione;
  • ritardi di più di due rate poi regolarizzati: visibili per 24 mesi dalla regolarizzazione;
  • debiti non saldati: visibili fino a 36 mesi dalla scadenza del contratto o dall’ultimo aggiornamento.

Aspettare che scada il rifiuto serve a poco se il motivo è ancora lì. Se la rata era troppo alta per il tuo reddito, il tempo da solo non cambia nulla: serve rivedere importo e durata, o chiudere prima qualche finanziamento. Se invece hai una segnalazione per ritardi, regolarizzare i pagamenti è il primo passo e fa partire il conto dei mesi.

Come aumentare le possibilità di approvazione

Un rifiuto è anche un’indicazione utile: ti dice cosa sistemare prima di riprovare. Ecco da dove partire.

  • Metti in regola i pagamenti. Salda eventuali rate arretrate e paga puntualmente quelle in corso: è ciò che pesa di più sulla tua affidabilità.
  • Riduci o raggruppa i debiti. Chiudere un piccolo finanziamento, o riunirli con un consolidamento dei debiti in un’unica rata più leggera, libera spazio sul reddito.
  • Rivedi importo e durata. Chiedere una cifra più bassa, o allungare la durata per avere una rata più sostenibile, spesso fa la differenza.
  • Scegli il finanziamento giusto per il tuo profilo. Se sei dipendente o pensionato, la cessione del quinto è spesso accessibile anche a chi ha avuto un no altrove: la rata è trattenuta direttamente in busta paga o sulla pensione e non serve un garante.
  • Valuta un coobbligato. Per un prestito personale, affiancare alla domanda una persona con un reddito stabile può rafforzare la richiesta.
  • Prepara bene i documenti. Buste paga recenti, Certificazione Unica e dati corretti rendono la pratica più rapida e più solida.
  • Non moltiplicare le richieste. Meglio una domanda preparata bene che cinque fatte di corsa a finanziatori diversi.

Se hai una segnalazione o un contratto a termine

Sono le due situazioni in cui un rifiuto è più frequente, ma non per questo senza soluzione. Ne parliamo nel dettaglio nelle pagine dedicate ai prestiti per segnalati CRIF, ai prestiti per cattivi pagatori e ai prestiti per lavoratori a tempo determinato.

In sintesi

Un prestito rifiutato non è un giudizio definitivo. Capisci il motivo, chiedi quale banca dati è stata consultata, sistema ciò che ha pesato di più e ripresenta la domanda quando la situazione è davvero cambiata, non prima.

Se vuoi capire da dove ripartire, raccontaci la tua situazione: ti diciamo con chiarezza cosa è possibile fare, con rata, durata e TAEG chiari prima della firma. La consulenza è gratuita e senza impegno. Richiedi un preventivo oppure contattaci.

Domande frequenti

Dopo quanto tempo posso richiedere un prestito dopo un rifiuto?

La richiesta rifiutata resta visibile nelle banche dati per 30 giorni dall’aggiornamento mensile che la registra, quindi per uno o due mesi. Conviene però riprovare solo dopo aver risolto il motivo del rifiuto.

Posso sapere perché il prestito è stato rifiutato?

Sì. Se il rifiuto si basa su una banca dati, il finanziatore deve dirtelo subito e gratuitamente, indicando quale ha consultato. Puoi anche chiedere gratis la visura della tua posizione a CRIF, Experian e CTC.

Una richiesta rifiutata mi rende un cattivo pagatore?

No. Una domanda rifiutata non è una segnalazione di mancato pagamento: indica solo che hai chiesto un finanziamento e non è stato concesso. Molte richieste ravvicinate, però, possono pesare sulla valutazione.

Con un prestito rifiutato posso ottenere la cessione del quinto?

In molti casi sì: per dipendenti e pensionati la cessione del quinto è spesso accessibile anche dopo un rifiuto, perché la rata viene trattenuta alla fonte. Ogni richiesta resta comunque soggetta alla valutazione del finanziatore.

DG Prestifin