La cessione del quinto è uno dei finanziamenti più accessibili: la rata viene trattenuta direttamente in busta paga o sulla pensione, e spesso viene concessa anche a chi ha avuto problemi con altri prestiti. Eppure capita di ricevere un no.
Un rifiuto, però, non sempre dipende da te. A volte il problema è il modo in cui è stata presentata la pratica, altre volte la tua azienda non rientra tra quelle accettate da quel finanziatore. Vediamo i 7 motivi più comuni e cosa fare in ogni caso.
La rata non può superare un quinto dello stipendio o della pensione netti. Se l’importo richiesto porta la rata oltre questo limite, la domanda non può passare. Lo stesso succede se una parte del quinto è già occupata, per esempio da un’altra cessione o da un pignoramento sullo stipendio.
Per i pensionati c’è un vincolo in più: dopo la trattenuta, la pensione non può scendere sotto il trattamento minimo INPS, quindi la quota disponibile può essere più bassa del previsto.
Cosa fare: chiedere un importo più basso o una durata più lunga. Se sei un dipendente e ti serve una somma maggiore, puoi affiancare alla cessione una delega di pagamento, che usa un altro quinto dello stipendio.
Per i dipendenti privati il TFR è la garanzia principale della cessione: se il rapporto di lavoro finisce, viene usato per ridurre il debito. Se il TFR accantonato è basso rispetto all’importo richiesto, il finanziatore può considerare la pratica troppo rischiosa.
Cosa fare: ridurre l’importo, oppure aspettare di aver accumulato più TFR. Se lo versi a un fondo pensione, verifica come viene considerato dal finanziatore.
Il finanziamento deve concludersi entro un’età massima, legata alla polizza vita obbligatoria che copre la cessione. Per i pensionati il limite a fine prestito si aggira in genere intorno agli 85 anni, ma cambia da un finanziatore all’altro.
Cosa fare: scegliere una durata più breve, o rivolgersi a un finanziatore con limiti di età più ampi. Trovi i dettagli nella pagina sui prestiti per pensionati.
Se hai iniziato da poco a lavorare, molti finanziatori chiedono di aver superato il periodo di prova, e spesso anche un’anzianità minima di servizio. La durata del periodo di prova dipende dal contratto collettivo del tuo settore.
Cosa fare: aspettare la fine del periodo di prova o valutare, nel frattempo, un prestito personale.
Con un contratto a termine la cessione è possibile, ma la durata del finanziamento non può superare quella del contratto. Se mancano pochi mesi alla scadenza, l’importo ottenibile si riduce di molto e la domanda può essere respinta.
Cosa fare: adeguare importo e durata ai mesi di contratto che restano. Ne parliamo nella pagina sui prestiti per lavoratori a tempo determinato.
Per i dipendenti privati, il finanziatore valuta anche l’azienda: forma societaria, numero di dipendenti, bilanci, anni di attività. Ogni banca o finanziaria ha le sue regole e il suo elenco di aziende censite, cioè già verificate e accettate.
Il punto è proprio questo: un’azienda che per una banca non è censita, o è troppo piccola, per un’altra può esserlo. Un rifiuto per questo motivo non dice nulla di te: dice solo che quel finanziatore non lavora con la tua azienda.
Cosa fare: verificare se la tua azienda è accettata da un altro finanziatore, prima di rinunciare.
È il motivo più sottovalutato. Un certificato di stipendio compilato in modo errato, buste paga non aggiornate, una quota cedibile calcolata male o dati che non coincidono tra i documenti bastano per un rifiuto, anche quando i requisiti ci sono tutti.
Cosa fare: far ricontrollare la pratica da capo, documento per documento, prima di ripresentarla.
Ci capita spesso di seguire dipendenti che avevano ricevuto un rifiuto da altri istituti di credito e che con noi hanno ottenuto la cessione del quinto. Nella maggior parte dei casi il problema non era il loro profilo:
Per questo, prima di ripresentare la domanda, vale la pena far verificare la pratica. Ogni richiesta resta comunque soggetta alla valutazione del finanziatore, ma una domanda preparata bene parte con possibilità molto diverse.
No. La cessione del quinto è regolata dalla legge e il datore di lavoro non può opporsi. Deve però compilare il certificato di stipendio e, una volta notificato il contratto, trattenere la rata e versarla al finanziatore.
Nella pratica, i ritardi nascono proprio qui: un certificato di stipendio che non arriva o arriva incompleto blocca la pratica. In questi casi ti aiutiamo a sollecitare l’azienda con le informazioni corrette.
Per i tempi da rispettare e le altre verifiche utili, leggi anche la guida su cosa fare dopo un prestito rifiutato.
Hai ricevuto un no e vuoi capire se c’è una soluzione? Raccontaci la tua situazione: ricontrolliamo la pratica e ti diciamo con chiarezza cosa è possibile fare, con rata, durata e TAEG chiari prima della firma. La consulenza è gratuita e senza impegno. Richiedi un preventivo oppure contattaci.
No, non può opporsi. Deve però compilare il certificato di stipendio e, dopo la notifica del contratto, trattenere la rata in busta paga e versarla al finanziatore.
Spesso sì: ogni finanziatore ha le sue regole e il suo elenco di aziende accettate, e molti rifiuti dipendono da pratiche presentate male. Conviene far verificare la domanda prima di ripresentarla.
Verificare se è censita presso un altro finanziatore. In alternativa si può valutare un prestito personale o, se hai già una cessione, la delega di pagamento.
In molti casi sì, perché la rata viene trattenuta alla fonte. Un pignoramento in corso, però, riduce la quota di stipendio disponibile. Ogni richiesta resta soggetta alla valutazione del finanziatore.