Quota 100

Cos’è la Quota 100?

La Quota 100 è una misura cardine integrata con la nuova legge di Bilancio 2019. Grazie ad essa, tantissimi lavoratori che rientrano nei requisiti (che a breve illustreremo), potranno decidere di lasciare il lavoro anticipatamente, in modo da consentire l’assunzione di nuovi dipendenti e favorire un vero e proprio ricambio generazionale. L’articolo 14 del decreto legge approvato il 17 Gennaio dal Consiglio dei Ministri sancisce che potranno beneficiare della nuova riforma pensionistica, tutti i Dipendenti che hanno accumulato almeno 38 anni di servizio e 62 anni di età.

 

 

Quando si può andare in pensione con Quota 100? Cos’è la Quota 41?

La Quota 100 entrerà in vigore con il mese di Aprile 2019, fino all’anno 2021. Dall’anno 2021, entrerà in vigore “Quota 41”, che consentirà a tutti i dipendenti che hanno accumulato almeno 41 anni di contributi, di andare anticipatamente in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica.
E’ importante specificare che, potranno godere dell’anticipazione pensionistica, nel mese di Aprile, solo i Dipendenti Privati che hanno raggiunto i requisiti necessari entro il 31 Dicembre 2018. Quelli che invece raggiungeranno i requisiti nel mese di Gennaio 2019, potranno giovare del beneficio dopo 3 mesi. Mentre, i Dipendenti Statali che matureranno i criteri necessari dal 1 Aprile 2019, verrà conseguito il diritto dopo 6 mesi. Inclusi anche la categoria del personale scolastico che dovrà attendere l’inizio dell’anno scolastico 2019/20.
I Dipendenti Pubblici, invece, per accedere all’anticipazione pensionistica, dovranno attendere Luglio 2019.

 

 

Cumulo redditi e Quota 100

Nel comma 3 dell’articolo 14 del decreto legge si specifica che, viene vietato il cumulo tra reddito di lavoro e quello di pensione sino al raggiungimento di 67 anni di età (età per la pensione di vecchiaia). Nello specifico, vuol dire che, dal primo giorno di decorrenza della pensione, sino al raggiungimento dei requisiti per godere della pensione di vecchiaia, non è possibile lavorare. E’ consentito invece il cumulo con redditi di lavoro autonomo di natura occasionale, con un limite complessivo di €5.000,00 lordi annui. Sono esclusi i soggetti appartenenti al comportato difesa e sicurezza, per il quale continueranno ad essere applicati i criteri pensionistici favorevoli sanciti nel Decreto Legislativo 165/97.

 

 

Cumulo contributi e Quota 100

Ai fine del raggiungimento dei 38 anni di contributi è possibile richiedere il cumulo dei contributi. Pertanto, anche chi ha contributi versati non continuativi, può sommare i diversi periodi, senza dover trasferire i contributi da una gestione all’altra.
Vediamo due esempi pratici:

  • Luca, in qualità di Dipendente Pubblico, ha 62 anni di età e 35 anni di contributi, può sommare i restanti anni di contributi versati nella gestione privata, per usufruire della Quota 100. Per chi ha perso il lavoro, ma ha accumulato un requisito contributivo minimo vicino a quello richiesto dalla Quota 100, ne può usufruire avvalendosi della differenza.
  • Mentre, Maria, che al momento si trova in una posizione di disoccupazione a causa della perdita di lavoro, ha 63 anni e 37 anni di servizio, può versare un anno di contributi volontari in modo da raggiungere i 38 anni di contributi richiesti, ed accedere alla Quota 100.

 

Quota 100, inoltre, non ha penalizzazione sull’assegno pensionistico, a differenza di “Opzione Donna” che nonostante abbia dei requisiti meno stringenti, ad esempio richiede 59 anni di età e 35 anni di contributi, comporta un taglio sull’assegno che può arrivare sino al 30% della pensione. Mentre, le liquidazione del TFR/TFS non potranno arrivare prima dei 65 anni di età.